LA CASA ECOLOGICA: equilibrio tra uomo e ambiente

 

Quando si pensa ad una Casa ecologica , molto spesso ci si limita a riflettere sull’argomento “risparmio”: che sia energetico, termico o idrico, l’attenzione è spesso circoscritta ad un concetto che non corrisponde totalmente al risultato effettivo che un edificio eco-sostenibile vuole realmente raggiungere.

Certamente, se pensiamo che il settore dell’edilizia arriva a utilizzare un terzo dell’energia consumata a livello globale, e che l’impiego di grandi quantità di materie prime è dovuto anche alla quantità di energia necessaria alla costruzione, il coinvolgimento del  “costruire ecologico” sull’argomento “consumi” risulta essere di non poco conto.

Le tecnologie ecosostenibili, infatti, riservano una elevata attenzione a questo aspetto, utilizzando energie rinnovabili e garantendo il necessario efficientamento energetico con una sostanziale, e sostanziosa, riduzione di emissioni nocive per l’ambiente e per l’uomo.

Quel che spesso, però, viene ritenuto meno determinante nel “processo ecologico” di un edifico, ma che in realtà non lo è nella misura in cui l’obiettivo è quello di ridurre il carico ambientale e di limitare i danni a lungo termine, è l’attenzione alla tipologia di materiali utilizzati per la costruzione di un edificio che possa dirsi realmente ecologico.

La definizione di Casa ecologica abbraccia, infatti, concetti che vanno al di là del mero consumo in termini economici, muovendosi secondo un percorso di  pianificazione progettuale e costruttiva orientata al consolidamento del modello sostenibile, che prevede tre aspetti fondamentali: sociale, ambientale ed economico.

Pensare solo al costo relativo ai consumi di un edificio, e quindi al “qui e ora”, ci assoggetta ad un prezzo da pagare molto più alto, in termini di “costo sociale”, che si presenterà, a lungo termine, sotto forma di inquinamento atmosferico e ambientale, al quale nessuno di noi potrà sottrarsi.

Pertanto,  già nella fase progettuale di un edificio, le prime domande da porsi saranno quelle relative alle scelte architettoniche e ai materiali da utilizzare per le diverse parti costruite (struttura, tetto, isolamento, finiture etc) per far si che le scelte fatte diventino un supporto consistente nella riduzione dell’impatto ambientale.

Materiali naturali e salute:

Se si considera che il 70% del nostro tempo lo trascorriamo in un ambiente chiuso, che sia casa o ufficio, va da sé che la riflessione sull’importanza degli ambienti chiusi, e sul loro essere salubri e il meno possibile fonti di inquinamento per chi ci vive, assume un peso di non poco conto.

Una casa può davvero essere considerata ecologica quando i materiali che la compongono sono quanto più possibile naturali, a basso impatto ambientale e, soprattutto, a bassa emissione di inquinanti chimici, molto dannosi per la salute dell’uomo:  materiali atossici, sicuri per la salute degli abitanti e per l’ambiente.

Molto spesso, proprio a causa di uno scorretto utilizzo dei materiali e dei sistemi costruttivi, le case risultano avere una quantità di inquinanti superiori a quelle che si possono trovare all’esterno. Motivo per cui si registra, negli ultimi anni, un aumento di allergie e di casi di asma dovuti proprio all’ “aerosol” di sostanze nocive che inaliamo all’interno delle nostre abitazioni.

I materiali naturali, oltre ad avere una bassa (o nulla) emissione di sostanze nocive, hanno la capacità di autoregolare la temperatura interna e l’umidità, evitando la formazione di muffe, molto pericolose per la salute dell’uomo. L’impiego della paglia, della canapa, dell’argilla e della calce naturale, materiali di origine vegetale che non hanno emissioni nocive e sono naturalmente traspiranti, utilizzati per i sistemi di isolamento e per le finiture, diventano una soluzione “naturale” all’inquinamento indoor, caratterizzato da presenza di miscele di inquinanti, elevate concentrazioni di spore di muffe e Radon.

 

Materiali naturali e rifiuti:

Gli edifici producono ogni anno 450 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione e da demolizione, ossia più di un quarto di tutti i rifiuti prodotti al mondo. Per provare a ridurre l’impatto che tutto questo ha sull’ambiente è importante che un edificio mantenga uno stato di funzionamento quanto più possibile buono e il più a lungo possibile.

Una buona pratica da attuare in tal senso, è quella di valutare, già in fase di progettazione, la durabilità dei materiali e la garanzia delle loro prestazioni. Alcuni materiali isolanti, ad esempio, hanno una durabilità delle prestazioni che va a ridursi dopo 10/20 anni. Questo comporta una manutenzione ripetuta e/o la necessità di ricollocazione del materiale stesso e, di conseguenza, dello smaltimento di quello sostituito.

Preferire materiali di origine naturale, come il sughero, la fibra di legno o di cellulosa, la perlite, la fibra di cocco, oltre a garantire prestazioni superiori e durature nel tempo, eviterà problemi futuri di smaltimento di materiali difficilmente eliminabili in maniera innocua, e interventi di manutenzione persistenti

Non esistono materiali da costruzione totalmente esenti dal problema dell’inquinamento, se si pensa alle fasi che intercorrono dalla produzione fino allo smaltimento. Tuttavia molti di questi hanno molte più caratteristiche ecologiche rispetto ad altri e rientrano nella lista dei materiali poco inquinanti.

Materiali come la pietra e il legno, da sempre fanno parte del ciclo dei materiali naturali, molti altri pur essendo molto utili lo sono meno, tanti, invece,  sono quelli che negli anni hanno creato non pochi problemi alla salute dell’uomo e all’ambiente: si pensi alla formaldeide o alle fibre di amianto, ritenute altamente tossiche e per questo ormai bandite dalla filiera costruttiva.

 

Emanuela Gioia

 

 

 

Condividi l'articolo